C’è un posto tutto per te!

In occasione della “Settimana della Cultura – Nella Città di Tutti”, ti accompagneremo alla scoperta di preziose curiosità e luoghi ricchi di arte, storia e fede, aperti straordinariamente per l’occasione: l’Archivio parrocchiale e la Biblioteca del Clero; la Cappella della Comunità nella Prepositurale di San Giuliano; il Coro delle Carmelitane nella Chiesa di Sant’Anna.

Guarda il filmato di presentazione

Giornata per la Vita 2023

Le iniziative promosse dalla nostra comunità

Domenica 5 febbraio si celebrerà in tutta Italia la 45a Giornata nazionale per la vita.
Per tutta la giornata di Domenica (e anche sabato 4 febbraio in concomitanza con la S. Messa prefestiva in Prepositurale e al mattino nel porticato della chiesa di Sant’Anna) verrà riproposta l’iniziativa di sensibilizzazione ai temi della vita e di sostegno a progetti di aiuto alla vita.
In tutte le chiese della Parrocchia di Albino dove si celebreranno le Ss. Messe (Prepositurale di San Giuliano, Frati Cappuccini, Madonna del Pianto, Madonna della Concezione e Madonna di Guadalupe) si vivranno - durante le celebrazioni - alcuni momenti di riflessione sui temi della vita e a tutti i presenti sarà consegnato il messaggio “La morte non è mai una soluzione (...)” che i Vescovi italiani hanno preparato per la Giornata per la Vita di quest’anno, pubblicato qui a fianco.
Fuori dalle chiese sarà possibile prendere un vasetto di primule e lasciare un’offerta libera, il cui ricavato servirà per sostenere iniziative in favore della vita.
Nella settimana che precederà la Giornata per la vita, da lunedì 30 gennaio a sabato 4 febbraio, presso il santuario della Madonna di Guadalupe, si pregherà per la vita con il Rosario meditato tutte le mattine alle ore 7.30 prima della S. Messa delle 8.00.

L’impresa di Gustavo Carrara

Un fatto, con protagonista un albinese, venuto alla luce in occasione del Giorno della memoria di quest’anno.

di Angelo Calvi

Gustavo Carrara, morto a 92 anni nel 2016, anno in cui è stato ricordato su queste pagine, merita un ulteriore ricordo per un’impresa, di cui è stato protagonista in gioventù e che è stata conosciuta solo di recente. L’hanno ricordata i figli e se ne sono trovati riscontri.
Beneficiaria del suo coraggio è una coppia di ebrei che erano internati ad Albino dal 16 marzo 1942 (nella foto): Mstowski Susi (Susie, Sprinza), nata il 23-11-1920, e Neumann Wolfgang, nato il 21-2-1914, lei polacca, lui tedesco. Giunti a Milano dai loro paesi per sfuggire alla persecuzione nazista contro gli ebrei, qui si erano conosciuti e sposati in attesa di emigrare negli USA, ma in Italia, per le leggi razziali fasciste erano stati, con le loro famiglie, prima deportati in un campo di concentramento in Calabria, poi internati “liberi” a Serina e quindi ad Albino. Della loro vita precedente si parla anche in un libro, opera del professor Antonio Spinelli, Vite nell’ombra, 2022, che si rifà a Rosa Stavsky Ivankowski, Not Enaough Points, 2009, scritti di una sorella di Susi.
Gustavo li conosce quando abitano ad Albino in via Umberto I (ora via Mazzini) al n. 2, mentre la sua casa era a metà della stessa via. Gustavo raccontò ai suoi figli che, un ebreo, musicista, per mantenersi dava lezioni a giovani di Albino. Fra questi era Gustavo, classe 1924, che gli portava, ogni lezione, un pane bianco per Susi che era rimasta incinta. Gustavo imparò a suonare con il violino la Czardas di Monti.
La famiglia di Susi era internata a Piove di Sacco, in provincia di Padova, ma si poterono incontrare fra loro pochissime volte; i due andarono là e qui venne la sorella Rosa, ancora vivente, più giovane di 10 anni rispetto a Susi, dopo aver ottenuto le autorizzazioni delle autorità fasciste con tanto di foglio di via.
Quando, dopo l’8 settembre 1943, in Alta Italia si costituì la Repubblica Sociale Italiana occupata dall’esercito nazista, la soluzione finale del problema ebraico voluta da Hitler si avviò anche qui al compimento. I due stranieri sapevano che cosa voleva dire: deportazione in Germania per ignota fine. 
Quando il capo dei fascisti albinesi, ricorda ancora Rosa, li avvertì che avrebbe dovuto arrestarli, probabilmente, l’indomani, entra in scena Gustavo, già appassionato di montagna, attivo nella sezione del Club Alpino Italiano di Bergamo, con certezza dal 1945, che propone un percorso di fuga in montagna verso la Svizzera, da Albino, via Selvino, così ricordano i figli, prima tappa a Serina.
Partono il 4 ottobre. «Il 4 ottobre 1943 fuggii da Albino via Tirano a Campocologno, dove incontrai le guardie di frontiera svizzere.  Il passaggio della frontiera avvenne alle ore 07:00 nei pressi di Campocologno. Sono fuggito dall’Italia per paura di essere deportato dai tedeschi».  Questa è la traduzione della dichiarazione in tedesco rilasciata da Wolfgang alla polizia svizzera l’11 ottobre 1943; l’originale è stato trovato presso l’Archivio Federale Svizzero.
Dal Questionario compilato da Susi per la polizia svizzera risulta che furono a Campocologno l’8-10-1943. Tre giorni di cammino da Albino (300 m. sul livello del mare), Selvino (1000 s.m.), Serina (800 s.m); quindi probabilmente in Val Brembana S. Giovanni Bianco (450 s.m.), Passo S. Marco (2000 s.m.), in Valtellina Morbegno (300 s.m), Tirano (400 s.m), Passo di Lughina (1500 s.m.), Campocologno (500 s.m.).
«Mia sorella ha raccontato come era pesante a lei di camminare. Ma erano fortunati. C’era sempre qualche d’uno che ha aiutato» testimonia per scritto la sorella Rosa, il 27 novembre 2022. Gustavo, si sa, era arrivato con loro fino in Valtellina.
«Gli svizzeri li fecero passare perché Sprinze (Susi, n.d.r.) era incinta» scrive il prof. Spinelli citando memorie della sorella Rosa.
Il 18 gennaio 1944 a Losanna nasce il primo figlio, Daniel. Oggi, a 79 anni, si può riconoscergli il titolo di cittadino onorario di Albino. Il 6 ottobre 1945 a Vevey nasce il secondo figlio. Nel 1947 la famiglia lascia la Svizzera per gli U.S.A. Da qui Wolfgang informa Gustavo.
Oggi pure ci si può chiedere perché questa storia di coraggio emerga ad Albino solamente dopo 80 anni.
Si può avanzare l’ipotesi che Gustavo sia uno di quelli per i quali, come diceva Gino Bartali, “il bene si fa e non si dice”. E fu il suo modo di fare in tutto il suo quotidiano. Un’altra spiegazione si può trovare nel fatto che, nel decennio seguente ai fatti, gli italiani furono interessati a rinascere e ricostruire. E dimenticare la guerra e il fascismo. E con esso l’antifascismo.
Questa memoria tardiva di un’impresa dimenticata non costruisce certo una cultura diffusa e condivisa, ma vuole almeno ricordare che “l’antisemitismo e l’anti giudaismo sono l’archetipo del pregiudizio” (Elena Loventhal, La stampa 14-10-2022), e di ogni discriminazione.
La coppia di ebrei che erano internati ad Albino dal 16 marzo 1942

Solo per i tuoi occhi

di Nerussia Gogch 

Con lui c’è stato solo un cenno. Attraverso la strada. Oltre la siepe. Uno scambio di informazioni. La richiesta di portare ossequi. Sarà dovere!
Così per anni. I suoi ultimi. Ma fin dai primi. Per un motivo o l’altro è stato parte della famiglia. Per la montagna con i miei genitori. Per il lavoro con gli zii. Per lo sci con le sorelle e i fratelli. Per la casa con i nonni.
Per alcuni anni visse in casa della sua nonna materna, con le zie, le cugine. Maria. Talvolta passo a salutarla. Tra le chiacchiere lascia scivolare aneddoti. Di suo cugino. Persona impegnativa. Persona di passioni. Famiglia, lavoro, montagna, fotografia e la musica.
Ma quest’ultima. Mai condivisa con nessuno. Neppure con uno dei suoi figli. Che chiedeva. Cui rispondeva: “la musica o ce l’hai nel sangue, o’ è inutile impararla”. C’est le fil rouge.
Case. Luoghi. Sono uniti dai passi di persone. Lungo vie e sentieri. Cadenzati da date. I fatti sono riscontrati in documenti. In archivi. Al di qua e al di là delle Alpi, oltre l’Oceano. Ma c’è un groviglio di coincidenze, con salti tra passato e futuro, da far paura. Nulla a che vedere con quella che hanno provato in 3.
Tutto cambia. Ma. Tutti partiamo ultimi in famiglia. È una vita che vado in montagna.


I 2. Marito e moglie stavano nella casa rosa con torretta con ricami liberty infossata dietro quel pentolone del comune. Ai tempi erano in ombra della torre dell’orologio razionalista. Giusto per contribuire all’umidità di quel luogo. Già malsano di suo. 2 metri sopra il livello dell’acqua del torrente. Batteva il tempo. Impartito dal balcone della sede del partito. Irreggimentava la vita. Tutti in riga! Nessuno che osasse fare un passo falso. Altrimenti giù botte. Quanto è difficile dire no. Avevano girato per altre 2 case. In paese. Ricevevano dal governo un sussidio. Per l’affitto. Che non bastava. E per mangiare. Lei la metà di lui. Fin da allora. Un sistema meticoloso teneva di conto. Controllava ogni loro movimento. Tracciava ogni spostamento. Prendeva nota. Scriveva. Trascriveva. Spediva. Archiviava.
Sapere sempre dove fossero tornò utile. A chi a capo del sistema fu messo con le spalle al muro. Render loro la vita impossibile era una cosa. Spedirli in un posto dove gliel’avrebbero tolta era tutta un’altra storia. Si tolse dall’impiccio. Li avvisò che il giorno dopo li avrebbe presi. E il successivo sospese le spese. Quindi?
Lui dopo un anno di medicina. Dopo aver conseguito la laurea in lettere e filosofia. Dans Ville Lumière. Aveva studiato violino. Lei aveva frequentato istituti superiori di chimica cosmetica. Lui dava lezioni di musica. Lei aveva trovato un farmacista che applicava le sue formule.
Hanno ascoltato 2 generazioni di musica avvenire. Lui ha conosciuto la terza. Quella che se la salute ti accompagna è geneticamente definito che un essere umano possa incontrare. 3 generazioni. È il grado ascendente di indagine che il regime stabilì per perseguire la discendenza ebrea. Poi, per completare l’ordinanza, aggiunse mista. A occhio e croce. Ci siamo dentro in tanti. Pochi lo sanno.
A quel ragazzo vivace. Con la passione per la musica. Aveva esaminato le mani. Prima di partire a impartire lezioni. L’aveva redarguito. Inadatte per il violino. Aveva osservato. Forti, dalla presa sulla piccozza. Precise sul pezzo e leste al tornio. Aveva letto. Invitanti verso la consorte. Sicure con le delicate dei figli. Nel tempo. Pronte per gli amici. Tese con tutti. Sempre.
Quel suo allievo. Si era intignato d’imparare una variazione. Quella solo e soltanto. Tanto poi che una volta eseguita. Depose il violino e non lo suonò mai più. Era il mezzo. Dava pane bianco in cambio di note. Metterli al sicuro oltre il confine. Il fine.
Quel giovane andava in montagna. Così un po’ come tutti da queste parti. Aveva anche fatto carte false pur di iscriversi al più prestigioso dei club. Centro. Quando gli inglesismi vennero messi al bando. Quanti pignolismi. Quel giovane sapeva andare in montagna. Vi andrà sempre. Per 92 anni. Tanti quanti quelli del suo maestro. Senza mai saperlo.
Una lunga vita! Una buona vita?


In guerra 2 cose sono importanti. Scarpe e cibo. Prima le scarpe. Poi il cibo. Se hai le scarpe puoi andare alla ricerca di cibo. È sempre guerra. Primo Levi.
Ciascuno. Allaccia le proprie scarpe. Si diventa grandi quando si impara a fare il nodo alle scarpe. Chi fa il nodo in un verso chi nell’altro. Chi fa la galla con l’indice chi con il pollice. Poi ognuno cammina nelle proprie scarpe. Con il proprio passo.
In valle. Era un autunno mite. Questo dalle mappe e dai bollettini meteorologici di tempi di guerra archiviati. Ma ai 3 non era dato sapere. Sotto quali condizioni sarebbero dovuti partire il giorno dopo. Il violinista. Sua moglie in attesa di 6 mesi. L’allievo. 29. 23. 19. La loro età. Che razza di combriccola.
4.10.1943, Albino.
Vestì alla zuava. Infilò gli scarponi. In cuoio ingrassato dalla suola carrarmato. Piegò il collo del piede. Passò i lacci rossi dall’anima in midollino rivestita di cotone dentro i passanti, attorno i ganci bruniti. Una cima sfilacciata. Come sempre. Provò la presa sulla caviglia. Si attrezzò.
Prima delle avversità. Non sai quant’è il tuo coraggio. Se poi è cosa di famiglia. Nonna, zie, cugine, preparavano i pacchi per i partigiani. Tra loro un futuro zio. Scampato alla campagna congelata di Russia. Uno dei pochi.
Come se niente fosse. Se non una delle sue solite scarpinate tra le vette lì attorno. Uscì da quella casa. Dal portone accanto la bottega chiusa. Il droghiere non aveva preso la tessera del fascio. Anche lui un bell’esempio. 200 passi. Fino alla casa dei suoi 2 compagni di passeggiata. Per lui. Una sfacchinata. Per loro.
+700 metri in salita verso Nord. Attraversano Selvino. + o – in quota. Arrivano a Serina. Di nuovo. 5.10.1943. Scendono a Ovest. -200 fino a Cassiglio. Continuano in costa. Salgono fino a quota 2.000. Il passo San Marco. Quello della Serenissima. Repubblica millenaria. 6.10.1943. Affacciati sopra la glaciale Valtellina. Consegna ai 2 una mappa. Ha disegnato il resto del percorso. Ha segnato i punti d’incontro con altri. Come lui. Incoscienti. -1.700 sino al fondovalle. Da percorrere in lungo verso Est. 7.10.1943. Aspettano. Ai piedi dell’Alpe Lughina. Quota 400. Al momento giusto. Su fino a 1.500. Fine. Poi giù a 500. Inizio.
8.10.1943, Campocologno.
1 giorno in + di cammino = 1 giorno in - di paura. In 4 giorni divennero 2 uomini. Di lì a 2 mesi divenne madre.
Rimaneva il dubbio. Fino a un giorno del 1947. E allora a lui, guida lungo il sentiero, gli prese quella rarissima sensazione d’aver fatto la cosa giusta. I 4 erano affacciati allo skyline di New York. Loro 2 + 2 figli. Nati sous les terreaux de Chardonne. 1.1944, il primo. 10.1945, il secondo.
La vita di qualcuno parte in salita. Qui lo è stata fin da prima.


Talvolta. I figli lo sentivano mormorare quel motivetto. Lo riportava a quel giorno. Stay safe!. C’avevano messo su la pelle in 3. Mentre solo ritornava sui suoi passi. Quel brachelì de òs. Perfetto per studiarci anatomia. Ripeteva la variazione.
Una composizione in Re. Dal minore al maggiore e viceversa. Divisa in 7 parti. Ciascuna con tempo e tonalità propri. Andante Largo (1), seguito da un molto più veloce Allegro Vivo (2). Lo segue un movimento molto più lento e compunto Molto Meno (3), in re maggiore. Rallenta ulteriormente in Meno, Quasi Lento (4). Poi improvvisamente cresce di velocità e ritorna a Re minore: Allegro Vivace (5). Rallenta in Allegretto (6) e si conclude con Molto Più Vivo (7).
Un contrasto continuo. Tra bene e male. Tra facile e difficile. Come tra musicanti. Nel compiacimento di chi dirige. Come la vita. Un su e giù. Come l’andare in montagna.
Dio sorride. Quando vede i suoi giocare bene.


La violinista attende! Il polso è sciolto. L’archetto è sospeso. Le corde tese. Un cenno. Musica. Czardas, di Vittorio Monti, 1904.
Ma tu lo sai suonare il violino?

Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani

Dal 16 al 28 gennaio 2023 è in programma la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani organizzata dall’Ufficio per l’Ecumenismo e dal titolo “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Isaia 1,17)”. 
Un appuntamento anche ad Albino, lunedì 23 gennaio alle 20.45, in San Bartolomeo.

Approfondisci da qui https://www.santalessandro.org/2023/01/14/preghiera-oltre-le-divisioni-la-settimana-per-lunita-dei-cristiani/

ARMAGEDDON TIME – IL TEMPO DELL’APOCALISSE

DA VENERDI’ 31 MARZO A LUNEDI’ 3 APRILE

Film diretto da James Gray, è una storia di formazione ambientata nel pieno degli anni ’80 nel distretto del Queens, a New York e racconta la storia di due amici, Paul Johnny (Banks Repeta e Jaylin Webb), uno bianco ed ebreo e l’altro nero. Negli Stati Uniti dilaga ancora il razzismo, motivo per cui i due giovani ambiscono a elevarsi socialmente. I genitori di Paul (Anne Hathaway e Jeremy Strong), però, decidono di allontanarlo da Johnny e mandarlo in una scuola prestigiosa, frequentata solo da bianchi.
Il ragazzo ammette di non reagire e stare zitto quando il suo amico viene insultato dai loro compagni di classe per la sua carnagione, ma sarà suo nonno Aaron (Anthony Hopkins) a insegnargli come non solo qualche decennio prima anche gli ebrei venivano vessati e cacciati. Saranno proprio le parole di suo nonno a dargli il coraggio di far sentire la sua voce per difendere chi viene discriminato.

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ORARI DI PROGRAMMAZIONE:

  • VENERDI’: 21:00
  • SABATO: 21:00
  • DOMENICA: 15:00 // 17:00 // 21:00
  • LUNEDI’: 21:00

IL SIGNORE DELLE FORMICHE

MARTEDI’ 28 MARZO ORE 21:00

Il signore delle formiche, il film diretto da Gianni Amelio, si ispira alla storia di Aldo Braibanti (Luigi Lo Cascio), il drammaturgo e poeta, condannato alla fine degli anni 60 a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne (Leonardo Maltese).
Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quell’influsso “diabolico” Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.

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L’ULTIMA NOTTE DI AMORE

DA VENERDI’ 24 MARZO A LUNEDI’ 27 MARZO

L’ultima notte di Amore, film diretto da Andrea Di Stefano, racconta la storia di un tenente della polizia, Franco Amore (Pierfrancesco Favino), che proprio la sera prima del suo pensionamento si ritrova a indagare su un omicidio.
Franco vive a Milano, è innamorato di sua moglie Viviana e per 35 anni ha servito lo Stato con orgoglio e giustizia. Non ha mai sparato a un uomo, ha sempre creduto nell’onestà e l’ha perseguita con integrità. Lui stesso si è sempre autodefinito una persona onesta o che comunque ha sempre ambito di seguire la strada della correttezza, come afferma nel suo discorso di pensionamento.
Fino a quel momento il suo pensiero era rivolto al giorno dopo, a quando avrebbe dovuto salutare tutti con un bel discorso di addio. Ma quella notte, l’ultima di servizio, metterà in discussione tutto. Il suo amico Dino, nonché suo partner da diversi anni, rimane ucciso in una rapina di diamanti.
È così che l’ultima notte di Amore si rivelerà essere la più lunga di tutte. Una notte che mette in serio pericolo la sua vita e tutto ciò che conta e ha sempre contato per lui: il lavoro a servizio dello Stato, la moglie Viviana e l’amicizia con Dino. Mentre gli eventi si aggrovigliano in un intricato nodo, l’alba in quel di Milano sembra non arrivare mai.

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ORARI DI PROGRAMMAZIONE:

  • VENERDI’: 21:00
  • SABATO: 21:00
  • DOMENICA: 15:00 // 17:00 // 21:00
  • LUNEDI’: 21:00

THE FABELMANS

MARTEDI’ 21 MARZO ORE 21:00

The Fabelmans, film diretto da Steven Spielberg, è una storia semi-autobiografica, basata sull’infanzia e l’adolescenza del regista e in particolare si ispira al periodo tracorso in Arizona. Il film racconta la storia di Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), un ragazzo cresciuto tra l’Arizona e la California tra gli anni 50 e 60, che grazie all’amore di sua madre (Michelle Williams) per la musica e il cinema, si appassiona anche lui alla settima arte.
Il giovane scopre uno sconvolgete segreto familiare e si rifugia nella magia del cinema, che con il suo potere salvifico può aiutarlo a vedere la verità…
Gli altri protagonisti principali del film sono Paul Dano, che interpreta Burt, il padre di Sammy e Seth Rogen, un amico della famiglia.

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EVERYTHING, EVERYWHERE, ALL AT ONCE

DA VENERDI’ 17 A LUNEDI’ 20 MARZO

Vincitore di 7 premi Oscar, tra cui miglior film,

Everything Everywhere All at Once, diretto dai The Daniels, racconta la storia di Evelyn Wang (Michelle Yeoh), una donna di origini cinesi che gestisce una piccola lavanderia a gettoni. Evelyn è sempre piena di lavoro e deve occuparsi non solo della sua attività, ma anche della sua famiglia: un padre ormai rintronato (James Hong), una figlia adolescente Joy (Stephanie Hsu), che non sembra più riuscire a comprendere, e un matrimonio con Waymond (Ke Huy Quan), un uomo debole con il quale non si trova per nulla bene. Come se la sua impegnata vita non bastasse, Evelyn riceve anche un controllo fiscale che la porta a imbattersi in Deirdre (Jamie Lee Curtis), un’ispettrice puntigliosa.
Mentre deve fare i conti con l’agente, la donna assiste a una spaccatura nel multiverso, che la trascina in un’avventura fatta di realtà parallele. Il suo compito ora è sconfiggere il nemico e salvare il destino degli universi, riportando così non solo l’armonia nelle varie dimensioni, ma anche nella sua vita e nella sua famiglia.

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ORARI DI PROGRAMMAZIONE:

  • VENERDI’: 21:00
  • SABATO: 21:00
  • DOMENICA: 15:00 // 17:30 // 21:00
  • LUNEDI’: 21:00

LE OTTO MONTAGNE

MARTEDI’ 14 MARZO ORE 21:00

Le otto montagne, il film diretto da Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, è tratto dall’omonimo libro di Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega nel 2017. Il libro vede al centro della storia l’amicizia decennale tra Pietro Bruno (Luca Marinelli e Alessandro Borghi). Pietro è un ragazzo di città, che si reca in montagna solo per trascorrere le vacanze estive, mentre Bruno è un pastore e in mezzo ai monti ci vive tutto l’anno. I due si conoscono fin da bambini, quando passavano le giornate in mezzo alle montagne per lunghe passeggiate, stringendo una forte amicizia. Vent’anni dopo, Pietro ormai uomo, torna in alta quota per ritrovare se stesso e fare pace con il suo passato.
Del cast del film fanno parte anche: Filippo Timi ed Elena Lietti.

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MUMMIE A SPASSO NEL TEMPO

DOMENICA 12 MARZO ORE 15:00 // 17:00

Film diretto da Juan Jesús García Galocha, racconta le avventure di alcune mummie che vivono in una città sotterranea segreta, celata nell’Antico Egitto, nota anche come la Città dei morti viventi. Qui vivono diverse mummie, proprio come se il regno faraonico dell’Antico Egitto non avesse mai avuto fine. Quando il Faraone annuncia a sua figlia Nefer che è giunto il momento di convolare a nozze, la ragazza non sembra entusiasta della cosa. Come se non bastasse, a decidere chi sarà il suo futuro marito sarà la mitica Araba Fenice e Nefer dovrà accettare chiunque sia la persona prescelta. È così che il fiammeggiante uccello sceglie l’auriga Thut come futuro marito della principessa.
Al giovane viene quindi affidato l’anello nuziale in attesa delle nozze, al patto che non lo perda mai, altrimenti dovrà pagare una dura pena: gli verrà tagliata la lingua e cavati gli occhi. Thut nasconde l’anello, ma l’ambizioso archeologo Lord Carnaby, facendo degli scavi, lo trova e lo porta con sé in Inghilterra. Quando il giovane auriga si accorge che l’anello non c’è più, si ritrova costretto a mettersi sulle sue tracce per rimanere tutto intero.
Nel viaggio in superficie verso il mondo dei viventi, lo accompagneranno la sua futura consorte, suo fratello minore e il loro il cucciolo di coccodrillo domestico. Il gruppo si ritroverà nell’odierna Londra, dove cercheranno di capire dove Lord Carnaby abbia nascosto l’anello nuziale.

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